Sai qual è la cosa assurda? Che tutto cominciò quasi per caso. Un pensiero lasciato a metà, una battuta fuori tempo, un libro preso per gioco. O forse no. Forse era un segnale, o soltanto una scusa. Ma da quel momento qualcosa si accese, e non riuscì più a spegnersi. Avrebbe potuto, certo. Ma sarebbe stato come staccare la spina a ciò che lo teneva in piedi.
Aveva aperto VALIS di Philip K. Dick convinto che fosse un romanzo di fantascienza. E invece si ritrovò tra le mani una diagnosi. Un’entità. Una trasmissione silenziosa fatta di sogni, simboli, raggi rosa. E il pensiero inatteso che quel segnale potesse risuonare, diventare reciproco. Ricevere, sì. Ma anche trasmettere. Era possibile? Chi ci crederebbe? Nessuno. Ma se davvero viviamo in un ologramma, allora che almeno sia quello giusto. Quello che fa battere tutto, non solo il cuore.
Dormiva poco, lavorava troppo, inventava strategie emotive. Ma bastava un messaggio – uno solo, anche neutro – per mandare tutto all’aria e trasformarlo in un soldato dell’Impero. Un Impero invisibile, ma reale. Avrebbe dato tutto per squarciare anche solo un frammento di quella verità nascosta. La verità che, se svelata, si sarebbe trasformata in rivelazione.
Forse era dipendenza emotiva. Forse poesia travestita da ossessione, bisogno di confessare, ma non importava. Quello che contava era che il segnale per lui esisteva. Sottile, tremolante, disturbato, ma ancora vivo. E allora vedi? Si diceva. La connessione era ancora aperta. E anche se non sapeva dove l’avrebbe condotto, si rendeva conto che non era finzione, perché niente che ti fa sentire così può essere completamente finto. Quindi no, non voleva spegnerlo, quel raggio. E lì, in silenzio, dovette ammettere che stava pensando ancora una volta a lei.

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