Esiste, per fortuna, un profilo Facebook che ogni giorno, a mezzogiorno spaccato, nel momento esatto in cui il sole a Roma si fa zenitale (o quasi, per chi ama i dettagli astronomici e ha tempo di litigare con gli equinozi), scrive “BUM”. Solo questo. Tre lettere, una consonante sonora, una vocale aperta, e un’altra consonante a chiudere la porta con educata violenza.
BUM. (senza punto)
Non c’è variazione. Non c’è selfie. Non c’è link. Non c’è spiegazione. Non c’è meme, né call to action, né carosello motivazionale da business coach della Garbatella. Solo BUM. Ed è questo il punto.
In un mondo in cui tutti sono lì a reinventarsi ogni giorno, ogni ora, ogni algoritmo – a piangere le proprie miserie in diretta, a proclamare identità mutevoli con il tono di chi sta riscrivendo il Vangelo in diretta Instagram – il “Cannone del Gianicolo” dice no. Il Cannone del Gianicolo dice BUM. E basta.
BUM.
Come un mantra. Come un respiro. Come una sveglia zen progettata da uno stoico colto in flagranza di poesia. È la grazia della ripetizione nell’epoca della distrazione compulsiva. È il grande conforto del prevedibile. È il suono secco e necessario di qualcosa che – incredibile a dirsi – funziona ancora.
Ora: ci fu un giorno, un giorno oscuro, in cui il BUM non venne. Il profilo – sempre puntuale, sempre ligio, sempre ortodosso nel suo minimalismo digitale – fu costretto a pubblicare altro. Una sorta di lamento, un post-BUM privo di BUM, intriso di una compostezza tragica, come il maggiordomo inglese che chiede perdono per non aver servito il tè a causa di un’invasione aliena, quasi assumendosene la responsabilità (credo ci fu uno di quelli che chiamano “problema tecnico”).
Quel giorno, i commenti erano un misto tra solidarietà e panico esistenziale. Gente che scriveva “non è mezzogiorno senza BUM”, alcuni che chiedevano se il cannone stesse bene, altri che proponevano un gruppo di preghiera (o una fiaccolata, non ricordo).
Eppure il giorno dopo – e qui sta la grandezza, la vera grandezza – il profilo è tornato. Ha scritto BUM. Come se nulla fosse. Come se non ci fosse stata nessuna crisi. Come se il silenzio del giorno prima fosse stato solo un sogno brutto.
BUM.
Capite? È questo il punto. In un mondo che non smette mai di parlare, il vero gesto rivoluzionario è dire sempre la stessa cosa. Farlo con dedizione. Farlo senza chiedere niente in cambio. Farlo anche quando nessuno ti legge più, quando Facebook è diventato un’archeologia digitale e tutti stanno migrando altrove a costruire nuove identità di plastica su nuove piattaforme da riempire di nuovi vuoti.
Ma lui, il Cannone del Gianicolo, no. Lui resta. Resta, e fa BUM.
E in fondo, anche oggi, mentre tutto ci crolla addosso o ci scivola via in silenzio, anche oggi c’è una certezza: il post delle ore 12 è chiaro. È asciutto. È giusto.
BUM.

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