Perchè adesso il vecchio sei proprio tu.
Tu che un tempo chiamavi così quelli che si sedevano ai bordi delle conversazioni e sorridevano senza dire nulla, custodi di un segreto troppo fragile per essere raccontato. Ti ricordi i nonni, le sere d’estate in cui il cielo sembrava promettere qualcosa di infinito, i profumi che non hanno più nome. Ti ricordi anche dei tanti “sì” che hai rimandato – per paura, per distrazione, per la presunzione di avere tempo – e dei “no” pronunciati in fretta, con quella sicurezza che soltanto la giovinezza può scambiare per coraggio.
Adesso la memoria è una casa dove le stanze cambiano posto ogni notte. Ti capita di entrare in un ricordo per cercare qualcuno e trovare te stesso, più giovane, che fai finta di non vederti passare. Ridi piano, perché capisci che non eri pronto allora e non lo sei nemmeno ora. La nostalgia non è tristezza: è un organo vitale, qualcosa che batte dentro quando il futuro ha smesso di far rumore. È la compagnia silenziosa di chi sa che i giorni migliori non torneranno, ma continuano a esistere come odori, come ombre, come piccole apparizioni che ti raggiungono senza preavviso.
Ti accorgi che l’esperienza non serve più a capire, ma solo a ricordare meglio. E che la solitudine, con il tempo, diventa una forma di saggezza: il modo più onesto di restare in ascolto del passato. Guardi indietro, provi rimpianto, una tenerezza sottile che non puoi raccontare agli amici divenuti fantasmi. Provi una gratitudine inaccettabile per tutto ciò che è stato abbastanza vero, e probabilmente è questo il privilegio della vecchiaia: non capire la vita, ma provare a ricordarla con gentilezza.

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