Custodi del Pianeta (o CdP) = Nome attribuito dal personale dell’albergo ai partecipanti più autorevoli del Forum Internazionale sulla Crescita Responsabile, organizzato, per ragioni mai del tutto chiarite, in un resort a cinque stelle in campagna, raggiungibile esclusivamente in automobile o elicottero.
I CdP sono riconoscibili da una serie di caratteristiche comuni: pantaloni di lino color sabbia, sneakers ecologiche da quattrocento euro, borracce termiche personalizzate, occhiali da sole con montatura biodegradabile e una particolare inclinazione a pronunciare la parola “futuro” con l’espressione addolorata di chi ne abbia appena ricevuto una diagnosi infausta. Parlano di biodiversità e fotografano qualsiasi cosa abbia delle foglie, purché sufficientemente fotogenica. Sei lavorano nell’industria petrolifera, quattro nella finanza energetica, tre per società specializzate nell’estrazione mineraria. Gli altri quattro non hanno mai chiarito esattamente di cosa si occupino, circostanza che sembra conferire loro un’ulteriore autorevolezza.
All’ingresso mi consegnano una tesserina verde militare con la scritta STAMPA, accompagnata da un cordino che dovrei portare al collo per tutta la durata del Forum. Devo ammettere che mi piace essere chiamato “stampa” in un convegno popolato da mentecatti, anche se non riesco a stabilire se questo mi distingua dagli altri partecipanti o mi renda semplicemente uno di loro. La donna degli accrediti mi spiega che il badge è indispensabile per accedere alle aree riservate. Nel frattempo scopro che la dotazione comprende una cartellina con il programma e una penna di bambù. Quest’ultima, a giudicare dalla quantità di persone che la esaminano con interesse, sembra essere una delle principali innovazioni ambientali presentate al Forum.
Rimane solo da capire perché il mio editore abbia mandato proprio me e per qualche minuto coltivo l’ipotesi che si tratti di una punizione. Poi ricordo di possedere quella particolare competenza che consiste nel sapere fino a che punto la provincia italiana riesca a prestarsi magnificamente a eventi in cui persone venute da non si sa bene dove spiegano al resto dell’umanità come salvare il pianeta, possibilmente grazie al benzene. Inoltre mi torna colpevolmente in mente che qualche anno prima – quando la sostenibilità era diventata improvvisamente qualcosa che tutti dovevano possedere come un profilo LinkedIn o un’intolleranza alimentare – avevo tenuto per alcuni mesi una newsletter dalla cosiddetta “anima green”. Probabilmente era per questo che mi ritrovavo lì.
Comunque. La donna degli accrediti con cui mi sono intrattenuto all’inizio indossa una camicetta verde salvia e un profumo scadente di potenza quasi industriale, di quelli che non senti arrivare ma nei quali a un certo punto scopri di essere immerso. C’è dentro qualcosa di dolciastro e di chimico che, dopo essere transitato per le vie nasali, sembra trasformarsi nella variante olfattiva di una scorreggia che nessuno può formalmente contestare e che tutti sperano finisca presto. Ripensandoci, anche quel profumo potrebbe essere venduto come sostenibile: magari ogni spruzzo finanzia la piantumazione di un albero, o il salvataggio di un cucciolo nato con sei zampe. Ricordo anche che, mentre mi consegnava il badge, la donna mi ha sorriso indicando il cordino dell’accredito: “È in materiale riciclato”. Naturalmente. Durante il buffet inaugurale di qualcosa, un Custode del Pianeta particolarmente impegnato nella difesa degli oceani rimprovera un cameriere per avergli servito dell’acqua in una bottiglia di plastica. Il cameriere si scusa con un sorriso imbarazzato. Il CdP accetta le scuse, pubblica una fotografia della bottiglia accompagnata dall’hashtag #ChangeStartsWithUs e torna a discutere dell’ampliamento di un terminal petrolifero nel Mediterraneo orientale. Naturalmente conosce la contraddizione. Lo capisco da come ne parla, con quella particolare soddisfazione di chi ritiene che confessare una colpa costituisca già una forma abbastanza sofisticata di innocenza. Non si nasconde nemmeno troppo: sa che le cose non tornano, ma sembra convinto che il semplice fatto di saperlo lo metta al riparo dal giudizio degli altri.
La sera, conclusi i lavori, i Custodi salgono sui rispettivi SUV per raggiungere una certa cena riservata sulla spiaggia di un bellissimo lago prosciugato. Il cameriere rimane a raccogliere le bottiglie. Le separa per materiale, come previsto dal regolamento dell’albergo, e le getta nei contenitori della raccolta differenziata, senza neanche fare una foto.

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